SAN PIERO PATTI -“In carcere da Innocente”: Antonino Spanò ricordato con un convegno domenica 8 maggio

Sono trascorsi 50 anni da quando il sampietrino Antonino Spanò, vittima di un clamoroso caso di “malagiustizia italiana”, venne scarcerato dopo 21 anni, 6 mesi e 15 giorni trascorsi al chiuso di una cella per scontare, da innocente, una pena per omicidio. caso_spano_foto_001

La vicenda di questo assurdo errore giudiziario, risale all’immediato dopoguerra ed esattamente al 4 ottobre 1945, tra le ore 21:00 e le 21:30. Ad Ucria, paesino dell’entroterra nebroideo in provincia di Messina, viene freddato  -con un colpo di moschetto- l’anziano avvocato e possidente  Francesco Baratta da tre malviventi, a volto coperto, che riuscirono ad introdursi nell’abitazione di campagna dell’anziano con l’inganno. I tre aggressori, infatti, per farsi aprire dalla stessa vittima svegliarono e costrinsero il campiere Sebastiano Martelli a bussare all’uscio del padrone ed a “dargli parola” per farsi riconoscere e quindi poter entrare.

Nel frattempo, in quella stessa fredda e piovosa sera autunnale, il sampietrino Antonino Spanò, dopo una dura giornata di lavoro, faceva rientro nella propria casa e dalla propria famiglia a Sambuco, contrada del comune di San Piero Patti molto lontana dal luogo del delitto. Partite le indagini e gli interrogatori, Sebastiano Martelli, che dapprima sostenne di non aver riconosciuto nessuno dei malviventi, poi indicò quale uno dei tre Antonino Spanò che, grazie a tale testimonianza, venne quindi arrestato e rinchiuso inizialmente nel carcere di Raccuja.

Spanò, ex carabiniere, era stato sino al 1940 il campiere dell’avvocato Baratta, dal quale venne licenziato dopo una presunta speculazione su un estimo di nocciole. All’arresto del colpevole sampietrino seguì un rapido e lacunoso processo che si concluse il 21 maggio 1947. La Corte d’Assise condannò Spanò “alla pena dell’ergastolo, all’intersezione perpetua dei pubblici uffici, alla perdita della patria potestà, dell’autorità materiale e della capacità di testare ed alle spese processuali”.  Due sostanzialmente i moventi addotti: il licenziamento del contadino ed una precedente lite avvenuta tra l’ex campiere e Baratta per il possesso di un’asina; discussione questa però da tempo regolata con la corresponsione, da parte di Spanò, di seimila lire quale pagamento dell’animale .

Antonino Spanò  finisce così dietro le sbarre nonostante abbia un alibi di ferro: alle 19:30 era nella sua abitazione, che come già riportato, era ubicata in Sambuco, quindi distante parecchi chilometri dal luogo del delitto; fatto questo confermato anche da diversi testimoni ma non tenuto in considerazione dai giudici che, invece, diedero adito alle testimonianze della vecchia domestica del possidente ucciso – peraltro cieca e sorda e che ritratterà in punto di morte – e del figlio di Martelli che, senza alcun dubbio, sostenne che ” l’imputato in circa un’ora avrebbe potuto raggiungere la casa della vittima, nonostante il buio e  le intemperie in corso”. Il giudice, dal canto suo, non dispose mai l’esperimento giudiziario – come invece disperatamente invocato dalla difesa – per stabilire la durata del tempo di percorrenza dalla casa di Spanò a quella dell’omicidio. E pertanto non si provò mai la certa impossibilità, da parte dell’imputato, di essere presente alle ore 21:00 sulla scena del delitto.

L’ esperimento negato, oltre tante altre incomprensibili leggerezze, ebbe quindi la nefasta conseguenza di portare  l’ex carabiniere Spanò dietro le sbarre a vita. Quando sembrava non esserci più alcuna speranza per quest’uomo innocente relegato presso la casa carceraria di Porto Azzurro ( Isola d’Elba), il destino porta nella vita di Spanò il giornalista Giuseppe Messina che, ostinatamente,  fa nuovamente balzare il caso in primo piano sulla cronaca nazionale  rimettendo in moto la macchina giudiziaria. Nel maggio del 1965, con un articolo pubblicato su “La Tribuna del Mezzogiorno” dal titolo “Forse un innocente da vent’anni in carcere”, Messina infatti – grazie anche all’intervento degli illustri difensori di Spanò, Tullio Trifilò di Capo d’Orlando e del senatore Giovanni Leone (futuro Presidente della Repubblica) – riesce dopo 4 anni a fare liberare e riabilitare Spanò.

La perseveranza del cronista si traduce, dopo già 18 anni di reclusione, nella richiesta,  per mano dei difensori, alla Corte d’appello di Messina della  riapertura del caso ( 12 luglio 1965) “sulla base di nuovi elementi emersi ” e non valutati nel processo di condanna; fatti nuovi che vengono ritenuti validi e sufficienti. Dopo circa 7 mesi, la Suprema Corte concede la libertà provvisoria d’ufficio all’ex campiere che ritorna a San Piero Patti in attesa del processo di revisione. Finalmente nel giugno del 1969 arriva la tanto agognata  riabilitazione; dopo 25 anni dall’arresto Antonino Spanò ottiene giustizia e torna libero. Insieme alla  libertà, arrivano anche le “scuse”  del pubblico accusatore, il dott. Aldo Cavallari, che gli chiede perdono a nome della Repubblica Italiana. Alla lettura del dispositivo di assoluzione “l’ex carabiniere viene colto da una crisi di pianto irrefrenabile, quindi abbraccia con forza, prima dei familiari, il giovane giornalista Giuseppe Messina artefice della sua innocenza, i difensori e poi tutti gli altri che vogliono manifestargli solidarietà”.

Antonino Spanò vivrà gli ultimi anni della sua vita svolgendo nel piccolo centro collinare la professione di messo notificatore, lavoro assegnatogli dal sindaco di allora Tino Santi Natoli.caso_spano_foto_locandina_002

Questo caso , che costituisce uno dei più gravi ed inammissibili sbagli compiuti dalla giustizia nostrana, è stato raccontato da Giuseppe Messina nel suo libro  “Il caso Spanò” con sottotitolo “Il più grave errore giudiziario italiano”,  presentato anni fa nel salone della bandiere del Municipio di Messina alla presenza di un folto pubblico, di magistrati e di autorità.

L’Amministrazione comunale di San Piero Patti, in occasione del 50° anniversario dalla scarcerazione del concittadino Antonino Spanò, sentendo il dovere di ricordare la sua persona, ha organizzato – in collaborazione con il Comitato della Biblioteca Comunale  ” Helle Busacca”  ed il concittadino Salvatore Arlotta- un convegno a lui dedicato che “serva non solo come tributo alla sua memoria ma anche per far conoscere alle nuove generazioni un caso così eclatante di ingiustizia, conclusosi con una piena riabilitazione”.

Il Convegno  avrà luogo domenica 8 maggio, alle ore 17:00, presso l’Auditorium Comunale di via Castello ed osserverà  il seguente programma: saluti del sindaco di San Piero Patti avvocato Ornella Trovato e del Vice sindaco Prof. Salvatore Taranto. A seguire la proiezione del ” Diario di un Cronista”  intervista a Spanò a Porto Azzurro di Sergio Zavoli e gli  interventi dell’ Assessore alla Pubblica Istruzione avv. Nino Todaro e del Dott. Francesco Massara – Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Messina.  A cura degli studenti dell’Istituto Comprensivo di San Piero Patti, verrà  poi letta ” La Condanna e l’Assoluzione”: le motivazioni delle due sentenze; proiettato il video di chiusura ed aperto il dibattito in merito.

Sara Gaglio

 

 

 

 

 

 

 

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