DIARIO NOTTURNO – NEBRODI. TRINCEA ANTIMAFIA

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Nel bosco della Miraglia, gli uomini del disonore si sono nascosti. Vivono nel buio, lucidando il loro piombo vigliacco. Aspettano un’altra notte per tentare di colpire chi vuol camminare sulla strada della legalità, della giustizia e della democrazia. Non ci riusciranno. Gli alberi secolari delle nostre montagne fermeranno lo scempio mafioso. E lo fermeranno soprattutto quegli uomini di onore e di coraggio che sabato scorso a Cesarò hanno costruito una trincea per sbarrare il passo al fuoco dell’inferno. Sui Nebrodi anche le ginestre si sono date la mano ed hanno costruito un muro verde. La mafia non può passare. Non passerà.
I sindacati, il presidente del Parco, Giuseppe Antoci, sfuggito all’attentato, sindaci e cittadini oneDiario_Notturno_titolo_trincea_antimafia_foto_p24_001sti, lo hanno gridato con voce ferma ed irremovibile. Tutti dobbiamo unirci a loro in questo territorio ancora fortemente condizionato dagli sporchi interessi della cosche per i terreni ed i contributi europei. Cinque miliardi sono già spariti ed altri cinque sono in arrivo. Non debbono più finire nei tentacoli della piovra. Il Protocollo di legalità va esteso a tutti i Nebrodi. Non vanno lasciate sole le Amministrazioni virtuose che vivono sotto ricatto. Ne va di mezzo la dignità di un intero comprensorio; legalità e sviluppo sono la faccia di una stessa medaglia. È impossibile creare lavoro e progresso se la “mafia dei pascoli” prosegue nella sua diabolica transumanza.
Come giustamente ha detto Antoci, la battaglia va proseguita praticando l’antimafia e non predicandola.
Il grande rottamatore Renzi, invece di trascorrere il sabato a duettare sul nulla con un “vate” rincoglionito del giornalismo, avrebbe potuto impiegare meglio il suo tempo sul palco della manifestazione di Cesarò e di quella di Sant’Agata, il 21 maggio scorso. Ma le “terre di nessuno” non sono comode come le terre della politica politicante. Noi siciliani, lo sappiamo da fin troppo tempo. E forse è meglio combattere da soli. Tutti insieme però. Senza defezioni.

 

 Diego Sergio Anzà

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