SAN PIERO PATTI – Fuga dalla Sicilia. Al Presidente Mattarella, inviato il grido d’allarme del sindaco Fiore e di altri 160 amministratori.

Il Sindaco di San Piero Patti, Salvino Fiore, insieme ad altri 160 amministratori siciliani, hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica e per conoscenza al presidente del Consiglio, ai presidenti di Camera e Senato e ai 49 parlamentari eletti nelle circoscrizioni 1 e 2 della Sicilia. 

La missiva è un grido d’allarme “sul grave stato di crisi del nostro territorio che, di fatto, sta impoverendo la nostra Isola sotto il profilo umano ed economico”.

Gli amministratori locali sottolineano come l’Unione europea ha più volte contestato all’Italia la totale inadeguatezza degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno e la mancanza quasi totale di fondi addizionali ai fondi europei da parte dello Stato centrale.

Per il Sindaco Fiore “È importante che gli amministratori continuino a far sentire la loro voce e denuncino con ogni mezzo la situazione drammatica che sta vivendo il sud Italia e facciano squadra.  Per recuperare il gap economico del mezzogiorno sono necessarie decisioni forti ed urgenti.”

Di seguito la missiva inviata dagli Amministratori.

Ill.mo Presidente,

Ci permetta di rivolgerci a Lei per condividere le preoccupazioni e l’angoscia che ci portiamo dentro e che sentiamo di esternare, come amministratori di tanti piccoli e medi comuni di questa splendida isola primo, sapendo di essere interpreti del pensiero, della rabbia dei nostri concittadini che spesso non riescono a manifestare e che mettono a tacere, abbandonandosi alla tavica rassegnazione che è tipica di noi siciliani, e Lei presidente la conosce bene, avendo vissuto in questo nostro territorio da persona responsabile, vera e sincera che si è sempre spesa per il bene comune.

Il Rapporto SVIMEZ 2019 di recente pubblicazione dimostra, purtroppo duole riconoscerlo, che lItalia tratta il SUD come una vera e propria colonia.

Illustrissimo Presidente o si inverte la rotta o l’Unità di Italia è stato un sogno svanito nel nulla e lItalia, così com’è, non ha più senso.

Come Lei certamente saprà il mezzogiorno d’Italia e la nostra amata Sicilia è un territorio in cui sono presenti persone oneste, laboriose che hanno voglia di contribuire allo sviluppo della propria terra, dando prospettiva di vita ai propri figli. Ma per fare questo abbiamo bisogno di avere le stesse identiche condizioni di competitività che vi sono in altre aree del Paese.

Il deficit infrastrutturale esistente in atto nelle are del mezzogiorno è davvero penalizzante. Per recuperare questo gap occorrerebbe riconoscere al Sud per molti anni il 50% del totale degli investimenti e delle risorse pubbliche.

Secondo lo SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) nell’ultimo decennio si è allargato ancora di più il gap occupazionale tra il Sud e il Centro-Nord (dal 19,6% al 21,6%). Per recuperarlo occorrerebbe creare tre milioni di nuovi posti di lavoro al Sud. Solo nei primi sei mesi del 2019 l’occupazione sale al Centro-Nord di 137.000 posti di lavoro e scende al Sud di 27.000 unità.

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) del Mezzogiorno nel 2018 è di 10 punti percentuali inferiore a quello del 2008. Al Centro-Nord solo di 2,4 punti percentuali. Nel 2019 il PIL stimato del Centro-Nord cresce dell0,3%; al Sud invece cala dello 0,2%.

E a questi dati drammatici se ne aggiunge uno davvero terribile: dal 2000 ad oggi hanno lasciato il Sud oltre due milioni di persone. Un milione di questi erano giovani sotto i 34 anni. Quasi 400.000 i laureati.

Il Sud, quindi, illustrissimo Presidente è in piena recessione, condannato a invecchiare e a diventare definitivamente un mercato per le produzioni del Centro-Nord.

Duole dirlo, soprattutto da uomini delle Istituzioni, ma queste sono le caratteristiche vere e proprie di una colonia alla quale vendere merci e alla quale sottrarre risorse.

Nel decreto Mezzogiorno del 2016 era stato sancito l’obbligo per le amministrazioni pubbliche centrali di riservare al Sud una percentuale degli investimenti pari alla percentuale della popolazione, ossia il 34%.

La norma è però stata sistematicamente violata e, se anche fosse stata rispettata, avrebbe comportato soltanto una conferma del divario (che almeno però non sarebbe aumentato). La stessa Unione Europea ha contestato all’Italia la totale inadeguatezza degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno e la mancanza quasi totale di fondi addizionali ai fondi europei da parte dello Stato centrale.

E’ necessario dunque illustre Presidente assumere decisioni forti ed urgenti. Occorre invertire la rotta stabilendo che gli investimenti e le risorse pubbliche per il Sud devono ammontare almeno al 50% del totale nazionale (ossia a una volta e mezza la percentuale della popolazione residente al Sud) e di conseguenza per la Sicilia a circa il 13%. 

Il Sud, la Sicilia ha bisogno di una corsia preferenziale nei grandi appalti perchè è la Regione che più deve recuperare in infrastrutture rispetto al resto del Paese. Una corsia preferenziale – limitata nel tempo – nell’esecuzione degli appalti, una sorta di semplificazione che permetta di procedere spediti nell’assegnazione delle opere, magari aumentando i controlli sulle stazioni appaltanti.

È una percorso insostenibile? E’ una vera e propria follia? No. È soltanto l’unico modo per recuperare il gap economico, occupazionale e infrastrutturale del Sud e della Sicilia.

Altrimenti è proprio l’Italia che al Sud non ha più senso.

Illustrissimo Presidente, spero che vorrà prestare adeguata attenzione a questa nostra richiesta che è anche un grido di allarme.

Con osservanza.

Redazione da comunicato stampa

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