SAN PIERO PATTI – ALLA FINE CHI PAGA È SAN PIERO ( di Diego Sergio Anza’)

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No amici miei del Palazzo comunale, così non ci siamo. Per questa storiaccia del bilancio, il Consiglio sta per essere sciolto e l’Esecutivo si troverà ad operare in una condizione anomala. In un contesto cioè dove manca l’organo in cui si dibattono e si votano i provvedimenti per il paese, dove avviene il controllo ed anche la formulazione di proposte dell’opposizione. Vengono meno, insomma, i modi della democrazia. Una sorta di limbo o peggio di probabile blocco istituzionale che impedirà, nei prossimi otto mesi, di assumere iniziative che esulino dall’ordinaria amministrazione. E questo mentre si aggrava a San Piero la crisi economica e del lavoro. Mentre i giovani continuano ad andare via, i tipici settori produttivi segnano il passo ed aumenta il senso di smarrimento ed impotenza.
Non è per un alibi ponziopilatesco, ma realmente non sono riuscito a capire bene motivazioni e responsabilità di questa inedita e perniciosa condizione istituzionale. So solo che a pagare è San Piero con tutte le sue potenzialità rimaste inespresse. Così come so solo che, al di là di ragioni politico-formali o di contenuto più o meno credibili (di fatto il commissario ha approvato il bilancio), continuano a persistere divisioni, ripicche, personalismi ed impuntature che screditano una classe dirigente che dovrebbe occuparsi soltanto del bene del paese. E questo si riverbera sull’intera comunità, pronta ad…imitare chi li dovrebbe rappresentare. È banale ed immorale giocare al “chi vince”. NON VINCE NESSUNO. PERDE SAN PIERO.
È da incoscienti non riuscire a trovare possibilità di intese per imprimere una svolta alla difficile condizione sociale del paese. Il palazzo di Santo Pietro non è la sede dell’Onu. Non ci sono Cina ed Usa che si contendono il mercato mondiale; non ci sono Obama e Putin che litigano sulla Siria. Cavolo, è incredibile che un gruppo di compaesani non riesca a raggiungere un accordo su un progetto condiviso per San Piero. Persiste una litigiosità grottesca ed imperdonabile. Basta, per favore. Lo richiede la storia del nostro paese, il presente ed il futuro (se ci sarà!).
Qualche settimana fa avevo lanciato l’idea di un PATTO DI UNITÀ. Ora aggiungo un PATTO DI RESPONSABILITÀ.
È perfettamente inutile scervellarsi sui prossimi amministratori, se dopo giugno il clima resterà lo stesso. Donne ed uomini responsabili e capaci si facciano avanti solo se giureranno sul loro onore che si dedicheranno in toto a curare e sanare il corpo stanco e malato di San Piero.
AGRICOLTURA, TURISMO, ARTIGIANATO, COMMERCIO, BENI CULTURALI aspettano di essere rivitalizzati con una strategia vincente e definitiva. Altri centri dei Nebrodi hanno saputo agire su questo fronte, su queste vocazioni territoriali e sono riusciti a raggiungere ottimi risultati. Ed invece a San Piero si litiga. Ci sono provvedimenti regionali (positivo almeno il risultato per Arabite) che vanno subito captati e sfruttati. Ed invece a San Piero c’è sempre sciarra. Ci sono finanziamenti europei che bisogna saper individuare ed ottenere. Ed invece a San Piero volano gli stracci. Solo i giovani del volontariato danno esempi di concorde operosità.
Ormai la vita nelle grandi aree metropolitane è diventata impossibile. Chi può, cerca di stabilirsi in centri più piccoli e più umani. È un’occasione da non perdere anche per il nostro paese. Bisogna però, e siamo in grave ritardo, puntare sui beni strategici che abbiamo e che sono in sonno da lungo tempo. Subito un piano di lunga e duratura prospettiva.
Ma prima di tutto un PATTO DI UNITÀ ed un PATTO DI RESPONSABILITÀ. Da sottoscrivere in assemblee cittadine.

P. S. Dovere di onestà intellettuale e trasparenza: alcuni amici mi hanno più volte invitato ad assumere un ruolo, diciamo, più operativo nel contesto politico paesano. Ringrazio, ma non è questo il mio ruolo. Non è per snobismo od ignavia. Non mi sento adeguato a svolgere compiti di questo tipo. L’Italia è piena di inutili tuttologi. Il mio compito è scrivere e dare qualche modesto e disinteressato consiglio. Di più non voglio e non so fare.

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Diego Sergio Anza’

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