RACCUJA – Tra sacro e profano: la Croce d’Arte di Giuseppe Scarcella. Benedetta dal Vescovo Mons. Ignazio Zambito

La Croce “misericordiosa”, benedetta lo scorso 20 settembre da sua Eccellenza Vescovo Monsignor Ignazio Zambito, se ne sta lì, in un angolo della piazza del Castello Branciforti a sovrastare e contemplare la vallata su cui si affaccia il piccolo borgo di Raccuja. Frutto di un lavoro intimamente ispirato e d’avanguardia, l’opera, realizzata dal signor Santo dell’azienda acquedolcese Polillo Realizzazioni, è stata presentata dallo stesso progettista, l’architetto raccujese Giuseppe Scarcella, che ne ha svelato il significato intrinseco.

Il Giubileo straordinario della Misericordia, annunciato da Papa Francesco nel marzo 2015, ha dato spunto alla parrocchia guidata da Padre Carmelo Scalisi di commemorare l’evento ripristinando uno storico punto di ritrovo per i pellegrini di passaggio, noto anticamente come “Santa Croce” (toponimo così tramandato nella memoria collettiva). Proprio lì sorgeva infatti, fino ai primi anni ’60, un altare in pietra sormontato da una piccola edicola, all’interno della quale era custodita un’immagine della Madonna Immacolata, vessillo testimoniante la fede della comunità al viaggiatore. La piazza del Castello Branciforti era storicamente passaggio obbligato per chi percorreva la Via S. Marco, la principale via d’accesso al paese per chi proveniva dall’antico fondaco lungo la Regia Trazzera (Fondachello) che dalla costa di Capo Calavà proseguiva fino a Randazzo tracciando la principale rete viaria di collegamento tra i centri abitati di Patti, San Piero Patti, Sant’Angelo di Brolo.

santa_croce_scarcella_002

Per lo stimato architetto Giuseppe Scarcella, è stato impossibile scindere l’estro e la competenza del professionista dalla fede e devozione del credente. Contrariamente, l’opera acquisisce un pregiato valore artistico svincolato dal più immediato valore religioso: quella che si presenta alla sensibilità di chi osserva è una Croce che nella sua semplicità di linee compatte e asettiche, cela dietro l’impatto megalitico spazi eterei e trascendentali asincronie.

Un salto di fede nel vuoto fra le braccia misericordiose di Dio. Così Giuseppe Scarcella ha spiegato come la “sua” croce abbia preso forma nella sua mente: «Il disegno della croce nasce dalla scomposizione di due elementi che la formano (la linea verticale dello spirito, quello orizzontale della materia), ricomposti in quattro blocchi le cui dimensioni richiamano i conci di pietra. Il materiale utilizzato è un acciaio cor-ten, metallo di grande resistenza meccanica e alla corrosione, adatto ad essere utilizzato in questo luogo esposto all’azione degli agenti atmosferici e sollecitato dalle forze orizzontali del vento. I blocchi che ricompongono la croce sono ruotati, traslati, deformati, a raccontare un atto: il gesto dell’abbraccio misericordioso del padre mentre accade. Gli elementi orizzontali si dividono a formare una fessura volta ad oriente/occidente, in modo che all’inizio della giornata, col sorgere del sole, e alla fine di essa, al tramonto, penetri una lama di luce in corrispondenza dell’intersezione delle linee verticali e orizzontali della croce. I blocchi sono cavi all’interno ad evocare l’unione tra il cielo e terra e il vuoto del sepolcro di Cristo, nell’iconografia cristiana simbolo di resurrezione. La croce è poi sollevata, perché la provenienza della misericordia è divina, ma poiché accade quotidianamente la patina ossidata che dà consistenza materica al metallo vuole ricordare gli elementi naturali, la terra, il legno, la pietra. I blocchi orizzontali nel punto più basso sono un metro e cinquanta: per un bambino sarà agevole mettersi sotto di essi per guardare il cielo. Un adulto per farlo invece dovrà chinarsi e compiere un atto di umiltà».

Ciò che l’istinto suggerisce in modo inconscio, non è altro che la naturale conseguenza di un meticoloso e ponderato studio metodico tanto dal punto di vista architettonico, quanto comunicativo. Il simbolo della Croce, intrisa di un denso significato mistico religioso, forse il più facilmente percettibile e accessibile dall’animo umano, quello del martirio e del sacrificio di Gesù per l’umanità, viene “reinventato” e filtrato dall’esperienza spirituale e artistica dell’architetto Giuseppe Scarcella.

Chiaro esempio di arte sacra dei nostri tempi, lontana dalla dozzinale produzione industriale, spogliata da qualunque impronta di intenzionale slancio artistico, la Croce sarà tangibile e fruibile per le centinaia di visitatori che vorranno ammirarla e renderle omaggio. E se ne starà lì, esposta a vento e intemperie, tra sacro e profano, a svolgere il suo ruolo di ponte, tra passato e presente, tra uomo e cielo.

 

 

Elena Favazzo

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.