DIARIO NOTTURNO – SAN PIERO / TAGLIO E CUCITO ( di Diego Sergio Anza’)

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Unni vai, Mariuzza? Unna a mastra. E correva Mariuzza ad imparare il mestiere. Le sue piccole mani sarebbero cresciute in compagnia di aghi, filo, forbici e tessuti. La sua vita avrebbe seguito linee colorate ed antiche geometrie. Un incanto forse inconsapevole, un’ansia di cartavelina nella stanza dei miracoli. Mariuzza avrebbe avvolto nel suo filo tante stagioni e tante speranze. Fino al giorno del giudizio supremo. A mastra aveva detto sì. Ecco u radipuntu, l’orlu, i ribotti, a ‘ncimatura, u rimisu e l’acchietti. Vai, Mariuzza, vai. E con lei tante compagne nella stanza dei miracoli.
La sartoria è arte. San Piero aveva le sue Dior, le sue Valentine. Ogni tanto, per non perdermi d’occhio, mia madre mi infilava nella maison della mastra di fiducia. Prima annoiato, poi subito curioso. L’aria era un po’ stantìa. La carbonella del ferro copriva ogni odore. La Singer macinava, le ragazze mostravano i denti giovani, gli aghi si ribellavano al filo, il tavolo si arricciava, gli scampoli si rassegnavano alla lama. La mastra narrava il suo capolavoro. E poi c’era il metro viscido e iattante. Si allungava, come serpe gialla, tra collo, spalle, seni, pancia, culo, cosce e ginocchia. Spesso sfuggiva, poi con scatto fulmineo riprendeva a godere. La mastra segnava numeri con disinvolta freddezza. Tanto c’erano le prove. Due, tre. Estenuanti. Ma, si sa, un capolavoro non nasce senza fatica. L’officina apriva di buon mattino. Nel tardo pomeriggio le allieve salutavano rispettose e portavano a casa un filo rosso tra i capelli. E la fatica di un altro giorno importante.
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A San Piero la tradizione sartoriale ha fatto storia. Ricordo che molte signore venivano dalla città per farsi cucire un tailleur, un cappotto o una semplice gonnella estiva o una camicia per la festa. E ricordo anche i nomi di alcune première: Maria Gugliuzzo, Maria Antonia, Anciula Baruni, Sara Apostolato, Carmela Perna. E c’era anche un gran sarto specializzato in Coco Chanel. Si chiamava Bucceri ed aveva il laboratorio accanto al bar du Bellumastru. Era la croce di tante madame sampirote. Ordinavano un vestito in un certo modo e fatalmente i desideri venivano disattesi. Mastro Bucceri aveva….le sue idee. L’apprendista-manicomio Peppino Pallino contribuiva a fargli deviare le forbici. Ma non c’erano solo atelier per signore e signorine. C’erano pure mastri couturier per mariti, fidanzati e scapoloni. Rammento qualche nome di questi artisti sopraffini: Trento Lo Presti, Turuzzu Schepis, Turi Mannino, Carmelo Narda.diario_notturno_san_piero_taglio_e_cucito_001
Ad ogni festa di San Brasi, mia nonna Angelina si faceva portare a casa da mastro Trento una mazzetta con i campioni di tessuto. Mi voleva troppo bene e pretendeva per me il meglio: Ermenegildo Zegna. Don Trento, paziente, assecondava la scelta e prendeva le misure. Alla fatidica prova del vestito, il “cavallo” del pantalone mi metteva un bel po’ d’ansia: uno spilletto spesso finiva nel… posto sbagliato ed erano dolori. Dopo una ventina di giorni però usciva fuori un completo che era una sciccheria.
Anche questo era San Piero, e di questo ho nostalgia. Perché l’arte, la bellezza ed il lavoro non dovrebbero mai sparire. La nostalgia è però un sentimento sterile. Sostituiamolo con la volontà di riaprire i luoghi del fare e del creare. Da qui passa la strada di un nuovo sviluppo umano e sociale. Nei Grandi Magazzini cinesizzati, se le sognano le opere d’arte dei maestri sampiroti. P. S. Chiedo scusa se, probabilmente, ho tralasciato altri nomi di sarte e sarti. Nessuna volontà di discriminare alcuno; ho nominato quelli che ricordo. Gli amici lettori possono eventualmente integrare.
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Diego Sergio Anza’ 

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