DIARIO NOTTURNO – SAN BIAGIO INASCOLTATO (di Diego Sergio Anza’)

diario_notturno_san_biagio_inascoltato_slider_001

 

Ogni anno il santo patrono lo dice: finitala con questi botti, appena arrivo in piazza. Guardate che io sono pure un otorinolaringoiatria e so quello che dico: vi rompete i timpani e terrorizzate i poveri animali. A me che sono santo non fanno niente, ma voi rischiate grosso.

San Biagio avverte e nessuno lo ascolta. Ad ogni festa, il fuochista entra in azione e cominciano i bombardamenti. Un’usanza barbara che nulla ha a che vedere con la religiosità. I Santi e la Madonna non ne hanno bisogno, anzi distolgono i fedeli dalla sacralità della ricorrenza, trasformandola in uno spettacolo folcloristico. Per non parlare di tutti soldi bruciati in pochi minuti. Un costume demenziale perpetuato in nome di una tradizione altrettanto demenziale. Eppure parroci ed amministrazioni pubbliche (non tutti a dire la verità) proseguono in questa rappresentazione di becero paganesimo.

Lo stesso discorso vale per i fuochi d’artificio, noiosamente sempre uguali e che alimentano una ” industria dell’effimero” e spesso della morte. Quanta gente ha perso la vita, intere famiglie, e ne morirà ancora, nelle fabbriche di fuochi, veri e propri arsenali di guerra! È incredibile come i rappresentanti della religione continuino a mescolare spiritualità con usanze popolari, rinunciando, clamorosamente, a quella che dovrebbe essere una imprescindibile funzione educativa. Tutto viene ridotto a pomposità. Come se i Santi avessero bisogno di un richiamo rumoroso e fantasmagorico. Una sorta di pubblicità “bombarola”.

diario_notturno_san_biagio_inascoltato_002

Passano i secoli e tutto resta immobile. Nei Paesi latini, ed in Sicilia in particolare, la religione ha bisogno d’una esteriore manifestazione che impressioni e stupisca. Qualche etnologo sostiene che ciò è dovuto all’influsso della dominazione spagnola. Non credo. Penso sia invece un’innata propensione al barocchismo che la Chiesa, colpevolmente, da secoli asseconda per paura di perdere i fedeli (!) Per questo, nelle feste religiose, scroscio di bande, sparo di mortaretti, fuochi pirotecnici e fiaccolate, suono di campane, lunghe trionfali processioni, pomposi baldacchini in un’apoteosi d’ardenti ceri. Signori parroci, questa non è religiosità popolare. Non è religiosità e basta. Non è Vangelo. Aggiornatevi, e se ne siete capaci, riportate la Chiesa nell’anima dei popoli. Solo nell’anima. Non illudetevi: i “fedeli” che volete stupire nella ricorrenza del patrono, negli altri giorni continueranno a disertare le vostre chiese sempre più vuote.

Oltretutto mancate talmente di sensibilità da non capire che le bombe festaiole rappresentano una grave offesa per tutti i bambini, le donne e gli uomini che, in questo momento, come in Siria, si trovano sotto le bombe vere.

E se, vescovi e parroci, volete per forza cedere allo “spettacolo”, date lavoro agli artisti di strada, a giovani attori e musicisti con rappresentazioni sacre, che costano meno dei mortaretti e che magari fanno pure riflettere. Ne avete, e ne abbiamo, tanto bisogno.

 

Sara Gaglio

Comments are closed.