DIARIO NOTTURNO – LA SPULICA DEL MONDO ( di Diego Sergio Anza’)

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Mani incallite che cercano, cercano. Il corpo dolente piegato su se stesso. Una saccoccia come seconda pancia legata ai fianchi da un laccio di sudore. Le foglie secche, la terra che scende quasi a perpendicolo. Nel noccioleto s’intrecciava il destino. Guardingo il padrone, a precipizio le raccoglitrici. Un brulicare di dita verso il frutto che sfugge, che si nasconde. A mezzogiorno finalmente una goccia di riposo. Tra due fette di pane, le uova fritte e nella ciotola la marmellata dell’orto. Quelle donne antiche non sapevano nulla del Corylus Avellana e del disclesio. Quasi nulla della vita oltre gli arbusti. Sui terrazzi dei Nebrodi, quelle donne antiche cercavano, cercavano. Con la forza delle viscere e con qualche canto dei nonni. Tra i chiaroscuri dei vicoli di legno avanzavano leste, senza pensieri, per compiacere il padrone, per riempire la iuta di elmi. Alla fine della storia, pochi soldi, ma tanta speranza: la spulica, generosa concessione.
Potevano ripassare sulla loro fatica ed affidarsi alla fortuna. Le nocciole sfuggite alla grande, ufficiale raccolta, potevano nascondersi, impunemente, nelle loro tasche. Una ricchezza! Ed in questa avventura, quelle donne antiche cercavano mordendo la terra. Una ricchezza! Oggi, dove possibile, macchine colorate disperdono con arroganza le foglie e succhiano i frutti coriacei. E dove non è possibile, le raccoglitrici moderne riempiono graziosi cesti di plastica, mangiano panini al prosciutto e bevono Coca gelata. La fatica c’è, ma è moderna. La spulica resta antica e varca i nostri moderni confini. Lì dove è sempre rimasta. Eterna. Lì dove i fiumi sono secchi, i campi morti e le bocche gridano.
Nei tre quarti di questo mondo dove mani nere, gialle e rosse continuano a spulicare le briciole dell’altro quarto di mondo. Continuano a spulicare sotto i nostri tavoli sazi ed annoiati. In quelle lontane contrade, la spulica si contorce. Nei nostri cassetti, le nocciole sono diventate rancide. Le abbiamo dimenticate. Fanno troppo ingrassare.

 

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Diego Sergio Anza’

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