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SAN PIERO PATTI – Domani inaugurazione della mostra “ I Barbieri di Sicilia”: un mondo scomparso raccontato da Armando Rotoletti

 

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Alle ore 16:00 di domani sabato 16 dicembre , presso il Casino di Compagnia di San Piero sarà inaugurata, alla presenza dell’autore,  la mostra fotografica “ I Barbieri di Sicilia” di  Armando Rotoletti .

Classe 1958, Rotoletti  ha studiato fotografia presso il St. Mary College e il London Polytechnic (ora University of Westimnster), a Londra. Si è dedicato – negli anni ’80 –  al fotogiornalismo e, tra il 1985 e il 1995, ha dato vita a numerose mostre personali e collettive.
Nel 1990, è entrato a far parte dell’ agenzia di Grazia Neri divenendo fotografo-ritrattista di personaggi della cultura, dello spettacolo e dell’economia. I suoi reportage sono stati pubblicati da molte riviste, tra cui i settimanali «Sette» e «Io donna» del «Corriere della Sera», «Vanity Fair», «The Sunday Times».

Da un decennio il noto fotografo si dedica, inoltre, a lavori di ampio respiro e di approfondimento sociale e a paesaggi e volti dei distretti agroalimentari. Decine le sue pubblicazioni, tra queste: Biancavilla (2013); Valelapena (2013); Scicli, città felice (2014); Vino e gente dell’Etna (2015);  Il volto dell’IO, ecc.

Armando Rotoletti, nella sua ultima pubblicazione “Sicilia in piazza” (2017) continua ad indagare il territorio della Sicilia lavorando su un progetto complesso che lo ha portato  a fotografare ottantadue piazze di città importanti e di altri centri minori meno noti seguendo un rigoroso metodo di svuotamento delle piazze da autoveicoli e allestimenti precari: un grandioso affresco della bellezza di questi spazi liberi, almeno per il tempo di una fotografia, dai condizionamenti visivi dei nostri tempi.

Patrocinata dall’ Amministrazione Fiore, la mostra “ I Barbieri di Sicilia”  – esposta dal 16 dicembre al 7 gennaio –  racconta , tramite immagini scattate negli anni ’90, un intero mondo destinato a scomparire: le barberie. “Luoghi che, come commenta lo stesso Armando Rotoletti, sono stati da sempre teatro di comunicazione maschile, dove le amicizie si formavano o si separavano, dove si imparava a suonare e si tenevano piccoli concerti, dove si chiacchierava di donne e di affari. Luoghi che stavano chiudendo per anzianità dei proprietari che non lasciavano eredi. Non potevo fermare questo fenomeno – continua – ma potevo documentarlo prima che si estinguesse. Per due anni ho dedicato al progetto tutto il tempo disponibile. È stata una delle esperienze più intense della mia vita di reporter, sono riuscito a raccogliere le ultime gocce di una cultura popolare così intrisa di umanità che perderne la testimonianza, anche soltanto visiva, sarebbe stato un vero peccato”.

 

Sara Gaglio

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