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GIOIOSA MAREA – Il “Piromane per il web” ha collaborato con i militari dell’Arma confessando gli incendi appiccati. Il 22enne arrestato è di San Giorgio e non di Patti

E’ di San Giorgio di Gioiosa Marea e non di Patti – notizia erroneamente diffusa ieri – il giovane di 22 anni arrestato dai carabinieri come il “piromane per il web”. Assistito dall’avvocato Filippo Barbera, ha ampiamente collaborato con i militari dell’Arma e per questo il giudice Andrea La Spada ha concesso gli arresti domiciliari.

Nel suo racconto, il giovane ha sottolineato di essere passato dalle campagne (come quando venne visto, la sera del 31 agosto, allontanarsi dalla zona di Calanovella Alta, nel comune di Piraino, dove poco prima era scoppiato un incendio, ai cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, come accaduto il 10 settembre a San Giorgio, quando ha appiccato il fuoco ad alcuni ubicati sia nel “cuore” della frazione, sia nei pressi del cimitero).

Con dovizia di particolari, il ventiduenne ha confessato gli incendi appiccati e spiegato che li riprendeva con il cellulare “senza un motivo preciso, per piaggeria”. Il giovane ha anche raccontato di essere intenzionato ad andare all’estero, “anche perché non si può vivere a Gioiosa e nessuno, compresa l’amministrazione comunale, aiuta me e la mia famiglia”.

Da qui, secondo il giudice, la necessità della misura cautelare, essendoci la concreta possibilità di fuga. L’avvocato Barbera, evidenziando che non c’è più il rischio di inquinamento delle prove, ha proposto istanza al Tribunale del Riesame per ottenere la scarcerazione del ventiduenne.

Il piromane era stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Patti il 10 settembre, con l’accusa di aver provocato gli incendi che da metà agosto all’inizio del mese in corso hanno mandato in fumo parecchi ettari di bosco e distrutto alcuni cassonetti della nettezza urbana nei comuni di Gioiosa Marea e Piraino.

Il giovane era stato trovato in possesso di accendini, inneschi e liquido infiammabile, custoditi nella sua autovettura e sequestrati insieme al cellulare, su cui gli investigatori hanno rinvenuto fotografie e video di alcuni degli incendi e commenti audio, talvolta anche di scherno, sull’andamento degli incendi e sull’operato delle forze dell’ordine impegnate nello spegnimento; immagini e audio che il giovane poi condivideva con amici e conoscenti su diverse chat.

 

Nicola Arrigo

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